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Brano tratto dal romanzo "La Tristezza dei coriandoli"

Chi sono adesso? Quel ragazzo, che rivedo attraverso i frame di una timeline, corre a balzi. Va avanti, torna indietro. Lo riscopro come lo squarcio improvviso del cielo che si rasserena e si riapre sul funerale del mio migliore amico.
Corre a perdifiato sull'evanescenza che appartiene al surrealismo di un desiderio consumato tra i segreti decenti, le regole della società e dell'istinto, l'apparenza del domani. Un rebus che, un po' alla volta, svela un dettaglio che ne nascondeva un altro, fino ad ora, fin qui, momento e istante ghiacciato con le mani vuote e un gran vuoto di fredde praterie.
Quel ragazzo aveva tutto: un cuore, una mente, forse il talento e soprattutto sentiva di possedere l'anima. Aveva la fantasia che ansimava per dare fiato alla sua anima. Un cibo o il nettare che solo il cuore e la mente sanno preparare. Un oggetto infrangibile e fragile, come una nuvola di veli che ti insegna ad amare, mentre ti urla amami, fammi provare un cortocircuito di piacere, una chimerica eutanasia. Irrora tutto quello che ho e credo mio, trascurando la realtà che invece è frettoloso vivere, arrampicato vivere. Eppure era semplice.
La soluzione ti è stata data al principio. Come in un thriller in cui l'assassino è alla prima scena, ma il regista è abile a mimetizzarlo.
Chi è il regista della vita?
Quand'è che ci si accorge di essere andati troppo avanti?
Quand'è che è impossibile tornare indietro?